Storia
15 ott 2026
Netflix definisce i tagli una disciplina mentre 1.000 dipendenti affrontano il più grande licenziamento dal 2022
Netflix afferma che la sua attività rimane solida nonostante l’eliminazione di circa 1.000 posti di lavoro. I tagli mettono in luce la tensione tra le ambizioni di crescita dell’azienda e un’attività di streaming alle prese con una fruizione più lenta e una concorrenza più agguerrita.
Netflix sta tagliando circa 1.000 posti di lavoro—pari a circa il 6% della sua forza lavoro—pur insistendo sul fatto che l’attività rimane su un percorso di crescita. La decisione rivela una forte tensione: Netflix è redditizia e ancora dominante, ma la sua espansione sta rallentando e le pressioni competitive sono in aumento.
I tagli, concentrati soprattutto nei settori prodotto, tecnologia, legale e risorse umane, sono la più grande riduzione dell’organico dell’azienda dal 2022, secondo l’impostazione del resoconto conservatore.1 I co-CEO di Netflix, Ted Sarandos e Greg Peters, hanno presentato la decisione non come una ritirata, ma come un esercizio di allocazione delle risorse, dichiarando: «La nostra attività è solida e in crescita, e restiamo sulla buona strada per raggiungere le nostre previsioni per l’intero anno».2
Questa argomentazione riflette l’interpretazione preferita dall’azienda: i licenziamenti mirati consentiranno a Netflix di investire nelle aree con il maggiore potenziale, tra cui il miglioramento del servizio, l’innovazione e nuove forme di intrattenimento. La dirigenza ha descritto l’obiettivo come quello di compiere «scelte mirate», continuando a servire abbonati, partner, dipendenti e investitori.2
Il quadro più ampio dell’attività è meno rassicurante. Netflix continua a registrare profitti solidi, ma il tempo di visione è rimasto stagnante. Il recente slancio degli abbonamenti è dipeso in larga misura dalla stretta sulla condivisione delle password e dal piano più economico con pubblicità, anziché da una serie duratura di successi esplosivi come Stranger Things o Squid Game.2 Anche i dirigenti hanno riconosciuto il problema: Sarandos ha recentemente affermato che l’azienda «non sta crescendo tanto velocemente quanto vorrei».2
Le prospettive concorrenti differiscono quindi soprattutto nell’enfasi. Netflix presenta i licenziamenti come un riposizionamento disciplinato all’interno di un’azienda sana; la lettura più scettica li considera una prova del fatto che il motore della crescita dello streaming sta perdendo potenza. La concorrenza di YouTube e una prevista combinazione Paramount–HBO Max aggiungono urgenza, mentre tagli analoghi alla Disney suggeriscono che la pressione sui costi si sta diffondendo nel settore dell’intrattenimento invece di gravare soltanto su Netflix.2