Storia
15 ott 2026

Il Nono Circuito blocca il tentativo della California di imporre agli agenti dell’ICE di identificarsi

Una corte d’appello federale ha impedito alla California di far rispettare il suo obbligo di identificazione per l’ICE, stabilendo che lo Stato non può dettare come gli agenti federali dell’immigrazione conducono le operazioni ufficiali.

Il tentativo della California di imporre un’identificazione visibile agli agenti federali dell’immigrazione si è scontrato con una più ampia battaglia costituzionale su chi controlli l’applicazione delle norme sull’immigrazione: Sacramento sostiene che la trasparenza sia necessaria, mentre il governo federale afferma che le regole operative per l’ICE spettano a Washington.

La Corte d’appello del Nono Circuito degli Stati Uniti ha impedito alla California di far rispettare la disposizione sull’identificazione prevista dal No Vigilantes Act dello Stato. Il collegio composto da tre giudici ha concesso al governo federale un’ingiunzione preliminare, ribaltando la decisione di un tribunale di grado inferiore che aveva rifiutato di sospendere la legge. La sentenza significa che attualmente la California non può imporre agli agenti federali dell’immigrazione in servizio di esibire un’identificazione visibile.

Il ragionamento della corte si concentra sulla supremazia federale. La legge californiana non si limita a regolamentare la condotta dello Stato; tenta di imporre una condizione sul modo in cui gli agenti federali svolgono il loro lavoro. La corte d’appello ha quindi considerato la misura un’indebita ingerenza nelle operazioni federali, anziché un ordinario requisito statale di trasparenza.

Questa distinzione mette in luce le interpretazioni contrapposte. La posizione della California, come risulta dalla legge stessa, è che le persone fermate dagli agenti dell’immigrazione dovrebbero poter identificare chi sta esercitando l’autorità federale. La posizione del governo federale è che persino un requisito di visibilità può interferire con il modo in cui gli agenti operano sul campo. In questa fase preliminare, la corte d’appello ha accolto quest’ultima tesi.

La decisione rappresenta una battuta d’arresto per l’amministrazione del governatore Gavin Newsom e per i legislatori statali che cercano di limitare o monitorare l’attività federale in materia di immigrazione. Inoltre, non risolve necessariamente la controversia in modo definitivo: un’ingiunzione preliminare sospende l’applicazione della legge mentre il contenzioso più ampio prosegue. Tuttavia, la sentenza lancia un chiaro avvertimento: i tentativi degli Stati di supervisionare gli agenti federali dell’immigrazione possono incontrare un ostacolo considerevole quando incidono sullo svolgimento dei compiti federali.

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