Storia
16 ott 2026
La promessa di Trump sulle risorse della Groenlandia si scontra con ambizioni strategiche e realtà economica
Donald Trump presenta la Groenlandia sia come una straordinaria fonte di risorse artiche sia come una posizione difensiva cruciale per gli Stati Uniti, ma l’annuncio offre pochi dettagli e lascia aperti interrogativi rilevanti sulla possibilità che l’estrazione possa essere redditizia.
L’ultima iniziativa di Donald Trump sulla Groenlandia fonde due ambizioni che non procedono necessariamente di pari passo: trasformare l’isola artica in un importante fornitore di risorse e farne un avamposto fortificato della difesa statunitense. La promessa è ampia; la tabella di marcia pratica resta in gran parte assente.
Dal punto di vista conservatore, l’annuncio è soprattutto un progetto energetico. Trump ha descritto l’esplorazione di «ingenti» riserve di petrolio e minerali come prossima all’avvio e ha promosso il «petrolio facilmente disponibile» della Groenlandia, presentando la nuova produzione come una risposta agli alti prezzi dell’energia che devono affrontare i consumatori americani prima delle elezioni di metà mandato.1 Questa argomentazione presenta la Groenlandia come una frontiera delle risorse ancora sottosviluppata, le cui ricchezze potrebbero rafforzare l’economia statunitense e ridurre la pressione sulle famiglie.
La prospettiva liberale sottolinea il divario tra le affermazioni del presidente e le informazioni fornite. Trump ha dichiarato che l’esplorazione era «in procinto di iniziare» e ha citato esperti non identificati secondo i quali la Groenlandia custodirebbe più petrolio facilmente accessibile di quasi ogni altro luogo al mondo, ma non ha fornito tempistiche, nomi di aziende, cifre sugli investimenti né un quadro ambientale.2 Gli specialisti del settore, secondo la stessa ricostruzione, affermano che le riserve minerarie dell’isola restano poco esplorate e che i costi di estrazione hanno finora reso molti progetti antieconomici.2
Entrambe le prospettive, tuttavia, indicano il valore strategico della Groenlandia. Un accordo di sicurezza tra Stati Uniti, Groenlandia e Danimarca firmato di recente amplia l’accesso americano all’isola, consente l’ampliamento della base spaziale di Pituffik e permette la possibile creazione di ulteriori aree per la difesa. Trump presenta quella posizione geografica come uno scudo contro futuri attacchi, sostenendo che i sistemi statunitensi potrebbero rilevare e intercettare le minacce da lì con tempi e visibilità insoliti.2
La tensione nasce dal fatto che l’accesso militare è regolato da un accordo esistente, mentre l’estrazione commerciale dipende dalla geologia, dalle infrastrutture, dai costi e dal consenso politico. L’annuncio di Trump collega retoricamente i due progetti, ma non dimostra che l’importanza strategica possa superare i dubbi economici che circondano le risorse della Groenlandia.