Storia
17 ott 2026

Il processo a Brand contrappone le accuse di uso della forza alle sue smentite di rapporti consensuali

Una donna ha raccontato in tribunale che Russell Brand si trasformò in un «maniaco dagli occhi spiritati» mentre, secondo l’accusa, la trascinava verso una toilette. I pubblici ministeri descrivono un modello di comportamento predatorio, mentre la difesa di Brand sostiene che gli incontri fossero consensuali o che in seguito siano stati ricordati erroneamente.

Il processo a Russell Brand mette alla prova due versioni nettamente contrapposte di rapporti sessuali: coercizione e intimidazione da una parte, contatti consensuali — o ricordi distorti — dall’altra.

Un’ex dipendente di MTV ha dichiarato alla Southwark Crown Court che nel 2001 il comportamento di Brand cambiò bruscamente quando, secondo l’accusa, le afferrò l’avambraccio e cercò di trascinarla nel bagno degli uomini. Lo ha descritto come un «maniaco dagli occhi spiritati» e ha detto di aver dovuto divincolarsi con forza. «Non si trascina qualcuno per il braccio», ha detto in tribunale, respingendo l’ipotesi che lui si fosse limitato a invitarla a entrare.

La sua testimonianza ha inoltre evidenziato perché l’accaduto non fosse stato denunciato all’epoca. Ha detto di essere stata spaventata perché Brand era famoso ed era «una grande risorsa» per MTV, e in seguito ha dichiarato in tribunale: «Ne sono uscita relativamente indenne. Non è riuscito a violentarmi». Ha detto che un documentario del 2023 sulle presunte condotte illecite l’aveva spinta a farsi avanti, insistendo però sul fatto che il documentario non avesse cambiato i suoi ricordi.

L’accusa ha presentato questa testimonianza come parte di un modello più ampio. Brand deve rispondere di tre accuse di stupro, tre accuse di aggressione sessuale e un’accusa di aggressione indecente nei confronti di sei donne, per fatti che risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2009. Il pubblico ministero Riel Karmy-Jones KC lo ha descritto come un «predatore spietato, calcolatore e manipolatore», la cui ricerca di rapporti sessuali era «indiscriminata e vorace».

La difesa contesta questa interpretazione. Brand nega ogni accusa e si è dichiarato non colpevole. Il suo avvocato ha definito l’episodio della toilette «un incidente di breve durata e davvero, davvero minore» e ha suggerito che si trattasse di un incontro consensuale. La difesa ha inoltre sostenuto che alcune testimonianze potrebbero essere state rivalutate dopo il documentario.

Brand, arrivando in tribunale, ha detto che il procedimento era «un’esplorazione della verità e della giustizia». Il processo continua e la giuria deve ancora stabilire se le testimonianze delle denuncianti dimostrino una condotta criminale o riflettano le spiegazioni alternative della difesa.