Storia
19 ott 2026
La deroga di Trump alle sanzioni contro la Russia trasforma una campagna bipartisan di pressione in una frattura politica
La Casa Bianca afferma che una pausa di 60 giorni proteggerà gli interessi economici degli Stati Uniti e globali, ma l’Ucraina e i critici al Congresso considerano la deroga come una rinuncia alla leva contro Mosca. Alcuni conservatori, intanto, accolgono con favore la decisione, vedendola come una sfida alla strategia sanzionatoria del Congresso.
La decisione del presidente Donald Trump di sospendere le ampie sanzioni contro la Russia ha trasformato un raro sforzo bipartisan per esercitare pressione su Mosca in una disputa più ampia sulle priorità degli Stati Uniti, il potere presidenziale e il costo dello scontro con il Cremlino.
La deroga sospende le sanzioni e i dazi autorizzati dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, compresi i potenziali dazi sui principali acquirenti di petrolio e gas russi. Trump ha certificato che il rinvio delle misure era «nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», lasciando sospese le restrizioni fino a quando la sua amministrazione non deciderà che sia opportuno intraprendere ulteriori azioni.1
La Casa Bianca presenta la decisione come una pausa deliberata, non come un ritiro permanente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’amministrazione voleva 60 giorni per «analizzare» l’effetto delle sanzioni e dei dazi sulle economie globale e statunitense, in particolare mentre i prezzi dell’energia restano elevati.2 L’argomentazione è in linea con il più ampio sforzo di Trump per ridurre i costi del carburante, compreso un accordo proposto con la Russia sul diesel. I sostenitori affermano che una pressione economica immediata potrebbe danneggiare i consumatori americani e complicare i negoziati più ampi dell’amministrazione.
I critici vedono il calcolo in modo diverso. La legge sulle sanzioni era stata concepita per far pagare un prezzo più alto alla Russia e ai Paesi che contribuiscono a finanziare la sua guerra. Il deputato Don Beyer ha definito la deroga l’«ultima resa di Trump a Putin», mentre senatori di entrambi i partiti hanno esortato il presidente ad applicare la legge e a preservare la leva su Mosca.3 Un’altra lettera bipartisan ha descritto le deroghe sul diesel come un «tradimento del popolo ucraino».4
Le preoccupazioni di Kyiv sono ancora più forti. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha avvertito che l’allentamento delle sanzioni rimanderebbe denaro in Russia e ha sostenuto che l’attenuazione delle restrizioni potrebbe incoraggiare Vladimir Putin invece di costringerlo a negoziare. Ha definito l’accordo sul diesel il probabile «primo passo» verso un più ampio allentamento delle misure.5
La risposta dei conservatori non è uniforme. Alcuni repubblicani hanno criticato Trump per aver abbandonato la pressione economica, ma il deputato Thomas Massie ha espresso una rara approvazione della deroga.6 La divisione mette in luce la tensione centrale: Trump considera le sanzioni strumenti adattabili nell’ambito di una strategia economica e diplomatica, mentre gli oppositori vedono la deroga come una rinuncia alla leva che il Congresso aveva deliberatamente posto nelle sue mani. Un resoconto separato ha osservato che l’ordinanza non spiegava in che modo la deroga servisse l’interesse nazionale.7