Storia
20 ott 2026

Il caso delle intercettazioni di OpenAI si gioca tra timori di spionaggio e una controversia sul rischio di fuga

I procuratori descrivono l’ex ingegnere di OpenAI Abdulrahman Alfozan come una minaccia per la sicurezza nazionale con legami sauditi, mentre la difesa sostiene che il trasferimento previsto fosse dettato da ragioni familiari e legate all’immigrazione, non dalla colpevolezza.

Il caso contro l’ex ingegnere di OpenAI Abdulrahman Alfozan si è rapidamente trasformato in uno scontro tra l’allarme per la sicurezza nazionale e una difesa che insiste sul fatto che circostanze sospette vengano scambiate per prove di illeciti.

I procuratori federali sostengono che Alfozan abbia collocato segretamente un dispositivo di registrazione in una sala conferenze per dirigenti, dove si svolgevano discussioni tecniche e relative al governo altamente sensibili. Chiedono la detenzione senza cauzione, sostenendo che i suoi presunti legami sauditi, il viaggio programmato e l’accesso a sostegno estero lo rendano un serio rischio di fuga. I procuratori affermano che fosse in “frequenti comunicazioni via WhatsApp con un membro della famiglia reale saudita” e che il reale avesse ripetutamente cercato di reclutarlo per un’iniziativa sull’intelligenza artificiale in Arabia Saudita.

Il caso del governo non si basa soltanto sul presunto dispositivo, ma anche su un quadro più ampio. I procuratori citano fotografie di altri dispositivi nascosti, componenti elettronici trovati nella casa di Alfozan e un secondo registratore che sarebbe stato scoperto in una sala stampanti di OpenAI. Indicano inoltre i piani di Alfozan e della sua famiglia di recarsi in Arabia Saudita poco dopo il suo congedo parentale. L’atto depositato avverte che la sua condotta “potrebbe rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.”

Un’analisi conservatrice separata sottolinea la questione del viaggio, descrivendo l’ex dipendente come qualcuno che “aveva programmato di volare in Arabia Saudita”, invece di porre in primo piano le più ampie accuse dell’accusa. Questa impostazione si sovrappone all’argomentazione dei procuratori sul rischio di fuga, ma lascia meno spazio alla distinzione tra prove di una presunta sorveglianza e prove di un’intenzione di fuggire.

L’avvocato di Alfozan respinge questa deduzione. Sostiene che “la nazionalità non è una prova di fuga” e afferma che il trasferimento programmato fosse motivato da ragioni familiari e legate all’immigrazione. La difesa ha proposto la detenzione domiciliare, il monitoraggio GPS e una cauzione garantita dal consolato saudita. La controversia centrale, quindi, non riguarda il fatto che i piani di viaggio appaiano politicamente sensibili, ma se dimostrino un intento criminale o riflettano semplicemente circostanze personali difficili.