Storia
21 ott 2026
La diagnosi errata di sclerosi multipla di Christina Applegate la lascia peggiorata e di nuovo al punto di partenza
Christina Applegate afferma che i medici hanno stabilito che non ha la sclerosi multipla dopo oltre cinque anni di trattamento, ma i suoi sintomi debilitanti persistono. Il suo caso evidenzia l’incertezza diagnostica che circonda la sclerosi multipla e l’importanza di una valutazione specialistica.
Il passaggio di Christina Applegate da figura di spicco nella sensibilizzazione sulla sclerosi multipla a paziente senza una diagnosi confermata non le ha portato sollievo. Al contrario, l’ha lasciata con persistenti problemi di mobilità, senza una spiegazione chiara dei suoi sintomi e nuovamente alla ricerca di risposte.
Applegate ha rivelato il cambiamento nel suo podcast MeSsy, dicendo che i medici avevano concluso che le era stata diagnosticata erroneamente la malattia dopo essere stata sottoposta a cure dal 2021. «Sono tornata al punto di partenza: non so cosa mi stia succedendo», ha detto.1 La nuova conclusione non ha ripristinato la sua salute: «Non sono migliorata, Jamie. Se mai, sotto certi aspetti sono peggiorata».1
La sua esperienza mette in luce una tensione al centro della diagnosi di sclerosi multipla. La malattia non ha un singolo test di conferma; i medici valutano i sintomi insieme alle immagini cerebrali e ad altri marcatori. Le lesioni che sembrano compatibili con la sclerosi multipla possono anche essere causate da emicranie, ipertensione, fumo e altre patologie.2 Come ha spiegato il dottor Josef Gutman, «Sono molte le cose che concorrono alla diagnosi», a differenza del diabete, che spesso può essere identificato attraverso un unico esame del sangue.2
La prospettiva medica è prudente, non liquidatoria. Gli specialisti citati da CBS News hanno affermato che importanti studi stimano che dal 15% al 20% delle persone a cui è stata diagnosticata la sclerosi multipla scoprono in seguito di non averla, sottolineando però che la maggior parte delle diagnosi è corretta.2 Raccomandano seconde opinioni, risonanze magnetiche avanzate, imaging della colonna vertebrale o analisi del liquido spinale quando i sintomi non migliorano o la diagnosi è incerta.
Per Applegate, tuttavia, la correzione diagnostica ha creato un nuovo peso psicologico. «Non è successo nulla di magico quando mi ha detto: “Non hai la sclerosi multipla”», ha raccontato, sottolineando che continua a usare una sedia a rotelle per le visite mediche.1 La differenza centrale tra la sua prospettiva e quella clinica è netta: i medici possono correggere un’etichetta, ma Applegate continua a convivere con la malattia che l’ha motivata, senza sapere cosa l’abbia causata.