Storia
21 ott 2026
Le squadre delle finali WNBA sfidano la regola sull’inno mentre la lega tace
Atlanta e Golden State hanno nuovamente lasciato il campo durante l’inno nazionale, mettendo la politica dichiarata della WNBA in contrasto con l’apparente decisione della lega di non farla rispettare.
Le Atlanta Dream e le Golden State Valkyries hanno trasformato un’assenza prepartita in una prova dell’autorità della WNBA, lasciando il campo per l’inno nazionale in entrambe le partite delle finali mentre la lega evita di spiegare la propria risposta.
Lo schema è semplice: prima di Gara 1 e Gara 2, entrambe le squadre hanno lasciato il campo meno di un minuto prima dell’inizio dell’inno e sono rientrate poco dopo la sua conclusione. Le loro azioni contrastano con il regolamento WNBA del 2026, secondo cui giocatori, allenatori e preparatori devono “stare in piedi e disporsi in fila con un atteggiamento dignitoso” lungo le linee laterali o la linea del fallo durante l’esecuzione.1
Dal punto di vista dell’applicazione del regolamento, la questione non è se le squadre fossero tenute a rimanere sul campo — la politica scritta sembra rispondere a questa domanda — ma se la lega sia disposta ad applicare il proprio standard durante la serie per il titolo. OutKick ha riferito di aver ripetutamente cercato un commento dalla WNBA, dalle Dream e dalle Valkyries, comprese domande su potenziali sanzioni e sull’eventualità che le squadre avessero ricevuto ulteriori istruzioni. La lega non aveva risposto quando il servizio è stato pubblicato.1
La posizione apparente delle squadre emerge meno dalle dichiarazioni pubbliche che dalla reiterazione del gesto: nessuna delle due è tornata sul campo per l’inno in nessuna delle due partite delle finali. Ciò fa sembrare l’assenza intenzionale, sebbene il resoconto fornito non riporti una motivazione dichiarata da parte di nessuna delle due organizzazioni. La lega, nel frattempo, non ha offerto alcuna interpretazione pubblica — se la regola sia obbligatoria, se si applichi un’eccezione o se si stiano valutando sanzioni.
Questo silenzio crea la tensione centrale. Le Dream e le Valkyries si comportano come se l’obbligo relativo all’inno non si applicasse a loro, mentre il regolamento afferma il contrario. A meno che la WNBA non chiarisca la propria politica o non la faccia rispettare, la controversia continuerà a riguardare meno l’inno in sé che il fatto che le regole della lega comportino conseguenze quando squadre di primo piano le ignorano.