Storia
24 ott 2026
Kushner nega le accuse da miliardi di dollari del libro mentre i suoi rapporti di politica estera affrontano un nuovo esame
Un libro di prossima pubblicazione sostiene che Jared Kushner abbia beneficiato di fondi segreti mediorientali mentre contribuiva a definire la politica estera degli Stati Uniti, accuse che lui e la Casa Bianca definiscono inventate e prive di prove.
La disputa su un libro di prossima pubblicazione ha posto la diplomazia di Jared Kushner alla Casa Bianca al centro di un aspro scontro sulla credibilità: il suo autore descrive una rete segreta di finanziamenti stranieri, mentre Kushner e i suoi alleati liquidano le accuse come pura fiction.
Il giornalista Matthew Cole, nel suo libro Princes and Thieves: Jared Kushner and Mohamed bin Zayed’s Secret Plot to Remake the Middle East, sostiene che Kushner avesse accesso a oltre 2 miliardi di dollari in fondi mediorientali non dichiarati mentre ricopriva il ruolo di consigliere senior durante il primo mandato di Donald Trump. Secondo quanto riportato, i conti sarebbero stati collegati a tentativi di influenzare la politica statunitense e promuovere obiettivi diplomatici, compreso un possibile accordo israelo-palestinese. Le accuse non sono state verificate indipendentemente da CBS News.1
Le affermazioni del libro sono insolitamente specifiche. Un estratto pubblicato da Vanity Fair afferma che agenti dell’intelligence olandese, dopo aver ottenuto l’accesso al telefono hackerato di Kushner, lo avrebbero osservato mentre effettuava l’accesso a un conto collegato agli Emirati Arabi Uniti. Sostiene inoltre che leader sauditi ed emiratini avrebbero depositato miliardi in conti a lui collegati, compresi fondi che sarebbero stati destinati al suo beneficio personale.
La risposta di Kushner è categorica, non condizionata. «Le accuse mosse da questo autore sono completamente folli e non sono mai accadute», ha dichiarato, sostenendo che l’autore non abbia fornito «neppure un briciolo di prova verificabile». Il suo avvocato ha definito le accuse «false e diffamatorie» e ha minacciato azioni legali.1
La lettura conservatrice sottolinea la causa minacciata da Kushner e presenta il libro come un’accusa di «appropriazione indebita per miliardi di dollari», mentre quella liberale mette in primo piano il presunto telefono hackerato, l’operazione d’intelligence e i trasferimenti esteri. Entrambe le prospettive concordano sul fatto centrale che Kushner fosse profondamente coinvolto nella politica mediorientale; divergono nettamente, invece, sul fatto che tale accesso abbia favorito la corruzione o sia stato trasformato in una narrazione priva di fondamento.
Anche la Casa Bianca ha respinto le accuse, definendo l’articolo di Vanity Fair «pura fiction» e criticandone il ricorso a fonti anonime. Le affermazioni contrapposte dipendono ora da prove che l’estratto non fornisce pubblicamente e dalla questione se le minacce di azioni legali possano rispondere ad accuse che restano non dimostrate.