Storia
1 nov 2026
Lo scontro nei tribunali polacchi trasforma la battaglia per lo Stato di diritto in uno scontro di piazza
La sospensione del presidente del Tribunale costituzionale polacco ha fatto emergere contrapposte rivendicazioni di ripristino dell’indipendenza giudiziaria e di conquista delle istituzioni, coinvolgendo la polizia antisommossa, le proteste e il presidente in una crisi costituzionale sempre più grave.
La disputa costituzionale polacca è passata dalle argomentazioni giuridiche alle strade, con la polizia antisommossa a presidiare la massima corte del Paese e il presidente che ha rinunciato a un viaggio all’estero per intervenire. Lo scontro riflette una questione più profonda: il governo sta riparando una magistratura politicizzata o la sta conquistando per la propria parte?
I media di orientamento conservatore hanno incentrato la crisi immediata sulla sospensione del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e sul ritorno a Varsavia del presidente Karol Nawrocki. Hanno riferito che sono scoppiate proteste davanti al tribunale, che la polizia ha fermato almeno quattro persone e che gli agenti hanno impedito ai manifestanti di entrare nell’edificio. La decisione di Nawrocki di tornare indietro mentre era diretto in Senegal ha sottolineato la posizione dell’opposizione, secondo cui la sospensione costituiva un’emergenza che minacciava l’indipendenza del tribunale.1
I media liberali, pur documentando anch’essi lo scontro, lo collocano nel contesto di una battaglia istituzionale decennale. Il Tribunale è stato ripetutamente accusato di essere al servizio dell’ex governo Diritto e Giustizia, mentre il primo ministro Donald Tusk ha cercato dal 2023 di invertire i cambiamenti che avevano danneggiato i rapporti con l’Unione europea. L’ultima iniziativa è stata guidata dai giudici eletti dall’attuale maggioranza parlamentare, che hanno sospeso Święczkowski e il suo vice nel mezzo di controversie sulla legittimità del collegio.2
Questa spiegazione, tuttavia, non risolve la questione giuridica. Persino Marcin Matczak, un noto critico del PiS, ha affermato che la base giuridica della sospensione era “inesistente”, mentre la Fondazione Helsinki per i diritti umani l’ha definita “discutibile”. Il governo sostiene che sia necessaria un’azione straordinaria perché il Tribunale è stato paralizzato. Tusk ha dichiarato che “su determinate questioni non può esserci alcun compromesso” e ha sostenuto che il tribunale dell’era PiS “non era un vero tribunale”.3
Nawrocki e i leader dell’opposizione hanno invece denunciato un “colpo di Stato” giudiziario, mentre il presidente ha accusato il governo di violare l’ordine costituzionale. Le narrazioni contrapposte condividono un dato di fatto: la magistratura polacca è diventata inseparabile dal potere di parte. Ma ciascuno schieramento presenta il proprio intervento come una difesa della democrazia e quello dell’altro come la sua distruzione.