Storia
2 nov 2026

Aggiornato il 3/11/2026

L’unità del G20 lascia il posto alla gestione dei danni mentre la guerra in Ucraina blocca il consenso

La riunione del G20 ad Atlanta ha messo in luce profonde divisioni su Ucraina, Russia e politica statunitense, lasciando i ministri senza un comunicato congiunto mentre Washington sottolineava una cooperazione più limitata su commercio e catene di approvvigionamento.

La riunione del G20 ad Atlanta si è conclusa non con un fronte comune sulle più importanti crisi di sicurezza del mondo, ma con un tentativo di presentare il disaccordo come un progresso pratico. I ministri degli Esteri non sono riusciti a emettere un comunicato congiunto, sottolineando quanto la guerra in Ucraina e le più ampie tensioni geopolitiche abbiano fratturato il gruppo.

L’esito di fondo era chiaro anche attraverso le diverse interpretazioni politiche: la riunione si è conclusa “senza consenso sulle questioni chiave”. La versione liberale mette in risalto le conseguenze diplomatiche, tra cui la cancellazione della tradizionale foto di gruppo dopo che i funzionari europei si sono opposti alla partecipazione della Russia. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha offerto la spiegazione più schietta: “Sono in corso delle guerre e attorno al tavolo abbiamo partecipanti a quelle guerre, quindi è molto difficile concordare una linea comune”.

Il titolo dell’area conservatrice giunge alla stessa conclusione, ma senza fornire una narrazione o prove separate oltre alla mancanza di accordo. Questo silenzio riflette di per sé lo scarso risultato politico della riunione: la controversia centrale non è stata risolta, ma semplicemente documentata.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di distinguere tra stallo strategico e cooperazione funzionale. “Non vorrei fingere oggi che siamo vicini a trovare soluzioni universalmente accettate a questi problemi”, ha dichiarato, sostenendo tuttavia che i membri del G20 potrebbero ancora cooperare sulle catene di approvvigionamento e sui minerali critici. La sua comunicazione pubblica ha sottolineato che il primo giorno era stato “produttivo”, una caratterizzazione riecheggiata nel suo post sui social media, in cui celebrava un’“agenda economica e di sicurezza orientata ai risultati”.

Ma le controversie irrisolte erano più ampie dell’Ucraina. I funzionari hanno dovuto affrontare anche le tensioni sui dazi statunitensi, le attività della Cina nel Mar Cinese Meridionale, la guerra che coinvolge Iran e Israele e la decisione di Washington di escludere il Sudafrica. Il risultato è un gruppo ancora capace di negoziare interessi economici, ma sempre più incapace di mostrare unità politica quando la posta in gioco è più alta.