Storia
5 nov 2026
La vittoria a sorpresa di Troy Jackson nel Maine trasforma l’indipendenza di Susan Collins in un punto debole
La vittoria di Troy Jackson ha posto fine ai 30 anni di carriera di Susan Collins al Senato e ha consegnato ai Democratici un seggio cruciale del Maine. Il risultato riflette sia la rabbia degli elettori verso i Repubblicani dell’era Trump sia il nuovo corso dei Democratici dopo una travagliata battaglia per la nomination.
La sconfitta di Susan Collins nel Maine è stata più di una normale sconfitta di un’uscente: è stata una prova per capire se la sua indipendenza, coltivata con cura, potesse resistere alla reazione nazionale contro i Repubblicani e alla crescente frustrazione per il costo della vita, la guerra e i diritti all’aborto.
Il democratico Troy Jackson, ex presidente del Senato del Maine e boscaiolo di quinta generazione, ha sconfitto Collins dopo una campagna in cui i Democratici hanno riformulato la contesa come una scelta tra la rappresentanza della classe lavoratrice e un’establishment di Washington sempre più allineato con il presidente Donald Trump. La sua vittoria ha dato ai Democratici il loro 53º seggio al Senato e ha posto fine alla carriera di Collins, durata cinque mandati e tre decenni.1
Il risultato è stato particolarmente significativo perché Collins aveva vinto ripetutamente in uno Stato che alle elezioni presidenziali favoriva i Democratici. Sosteneva che la sua anzianità e la sua reputazione centrista avessero portato fondi federali e concessioni concrete alle industrie del Maine. La sua campagna dipingeva Jackson come un esponente dell’establishment di Augusta, la cui lunga carriera nella politica statale aveva fatto ben poco per alleviare la crisi dell’accessibilità economica.1
I sostenitori di Jackson vedevano lo stesso bilancio in modo diverso. Sostenevano che le occasionali prese di distanza di Collins da Trump non potessero compensare il suo sostegno al giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, i suoi voti a favore delle priorità Repubblicane e la sua più ampia disponibilità a portare avanti l’agenda dell’amministrazione. I Democratici hanno inoltre posto i diritti all’aborto al centro della sfida, mentre l’aumento dei prezzi del carburante, i dazi e la guerra in Iran hanno ampliato l’opposizione alla lista Repubblicana.2
Entrambi gli schieramenti hanno dovuto fare i conti con problemi di credibilità. La campagna Democratica ha avuto solo 101 giorni per riprendersi dopo il ritiro del candidato originario, Graham Platner, a seguito di accuse da lui negate. Collins, nel frattempo, ha faticato a convincere gli elettori di essere ancora un argine significativo a Trump. Jackson ha sfruttato quella frattura con un messaggio populista, dicendo ai suoi sostenitori: «Hanno vinto i lavoratori», e dichiarando: «Non devo loro un bel niente».3
La lettura conservatrice presenta la vittoria a sorpresa come un rovesciamento politico di portata sismica, ma sottolinea anche il bilancio di Collins, le accuse di corruzione legate alla campagna e il sostegno dell’establishment a Jackson dopo il crollo della candidatura di Platner.1 L’interpretazione liberale è più netta: gli elettori del Maine hanno respinto i limiti della moderazione di Collins e chiesto un senatore più accessibile e vicino alla classe lavoratrice. Come ha affermato un leader sindacale, l’elezione di Jackson rappresentava «un cambiamento storico».4