Storia
7 nov 2026

La condanna di Brand apre una nuova prova per la polizia e l’industria dell’intrattenimento

La condanna di Russell Brand ha spinto la polizia a cercare altre persone disposte a denunciare, mettendo al contempo in luce gli squilibri di potere e i miti processuali che possono indurre le vittime di aggressioni sessuali a rimanere in silenzio.

La condanna di Russell Brand non ha chiuso il caso; lo ha ampliato. La polizia britannica esorta ora altre persone a farsi avanti, mentre le ripercussioni riaccendono l’attenzione su come il potere delle celebrità, le ritorsioni sul lavoro e i preconcetti in tribunale influenzino i casi di stupro.

La polizia metropolitana sta indagando su altre due accuse di stupro e riesaminando informazioni su altre potenziali vittime. Il commissario Mark Rowley ha avvertito che potrebbero emergere «molte, molte altre» persone, riflettendo il consueto schema che segue una condanna nei casi di abusi di alto profilo: un’accusa coronata da successo può dare fiducia a persone precedentemente rimaste in silenzio, ma può anche rivelare quante prove non arrivino mai agli investigatori.

Il Guardian riferisce che la polizia teme che il numero delle ulteriori presunte vittime possa arrivare a due cifre. Tuttavia, questa affermazione va oltre i due casi attualmente al vaglio, e la distinzione è importante: alcune informazioni sono di terza mano, mentre altre potenziali persone disposte a denunciare potrebbero essere ancora riluttanti a entrare nel sistema giudiziario penale. Brand è stato condannato per aver stuprato una donna e aggredito sessualmente altre tre, ma è stato assolto da altre due accuse di stupro e da un’accusa di tentata aggressione indecente.

La seconda prospettiva è istituzionale. Rowley ha affermato che alcuni resoconti del processo erano arrivati «molto vicini alla colpevolizzazione della vittima», dopo che la difesa di Brand aveva sottolineato che le persone che lo accusavano non avevano urlato, opposto resistenza o cercato di andarsene. Ha sostenuto le richieste affinché i giudici forniscano alle giurie indicazioni obbligatorie sui miti legati allo stupro, un approccio sostenuto anche dalla commissaria per le vittime Claire Waxman e dalla deputata laburista Jess Phillips.

Il dibattito va oltre Brand. L’ex dirigente di Channel 4 Dorothy Byrne ha sottolineato il divario di potere tra i talenti celebrati e i giovani lavoratori con contratti precari, sostenendo che il timore di ritorsioni professionali può mettere a tacere le vittime. Il governo afferma che prenderà in considerazione tutele più forti, mentre i pubblici ministeri sottolineano che non esiste una «reazione tipica» alle aggressioni sessuali.

Le narrazioni contrapposte sono quindi chiare. La polizia vede una possibile ondata di nuove accuse; i riformatori vedono un sistema ancora vulnerabile ai miti; e l’industria dell’intrattenimento deve interrogarsi sul fatto che lo status di celebrità abbia permesso alla cattiva condotta di rimanere nascosta. La condanna ha portato giustizia in quattro casi, ma potrebbe rivelarsi soltanto l’inizio dell’accertamento delle responsabilità.